Inositoli, sovrappeso e obesità

Introduzione

Come ormai noto, il grave sovrappeso e l’obesità comportano un’ampia serie di ripercussioni sulla salute. Le persone colpite da questa condizione vanno incontro a un rischio maggiore di sviluppare diversi disturbi, tra cui malattie metaboliche come il diabete, malattie cardiovascolari e ipertensione, ma anche problemi respiratori, articolari e infertilità. Inoltre, i rischi di sovrappeso e obesità per la salute aumentano all’aumentare dell’indice di massa corporea.

Uno stile di vita sano che abbia come obiettivo la perdita di peso corporeo è la prima strategia da intraprendere per prevenire e gestire questi rischi.
Spesso però alimentazione sana e dieta non bastano. Infatti, l’insulino-resistenza e l’iperinsulinemia ad essa associata, così come abbiamo visto nella sezione dedicata alla PCOS, si riscontrano anche in presenza di altri tipi di alterazioni metaboliche.

Nell’obesità, come anche nel sovrappeso, infatti, la prevalenza di insulino-resistenza aumenta esponendo le persone interessate da queste condizioni a numerosi rischi per la sua salute.

In questo capitolo, vedremo le conseguenze dei chili in eccesso sulla salute e l’aiuto che gli inositoli possono offrire, sia in termini di prevenzione che di gestione dei rischi correlati a obesità o sovrappeso.

Diagnosi: sovrappeso o obesità?

La diagnosi di sovrappeso e obesità viene effettuata considerando due parametri fondamentali:

  1. il BMI o body mass index,  mette in relazione il peso corporeo con l’altezza. Il risultato del BMI deve, però, tener conto di fattori quali l’età, l’etnia, ritenzione idrica e muscolatura.
  2. la circonferenza vita, che non deve superare i 94 cm nel sesso maschile e i 80 cm in quello femminile [1].

 

Prevalenza: uno sguardo ai dati

L’obesità rappresenta una delle più grandi sfide che la medicina moderna si trova ad affrontare.

La sua prevalenza, soprattutto nei paesi sviluppati, sta crescendo in maniera esponenziale, tanto da indurre l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definire l’obesità come l’epidemia del XXI secolo.

In Italia, sono 25 milioni le persone in eccesso ponderale, di cui il 78% in sovrappeso e il 22% obesi. Rispetto ai dati pubblicati nel 2001, l’ultima analisi relativa al 2017 dimostra che la percentuale di uomini con peso eccessivo è aumentata in qualsiasi fascia di età, mentre non si verifica lo stesso andamento nel sesso femminile. Infatti, se pur rimane un incremento generale della percentuale di donne in sovrappeso e obesità, si sono registrati numeri più alti soprattutto nelle fasce di età tra i 18 e i 24 anni e superiori ai 64 anni.

C’è da sottolineare che queste condizioni non si presentano omogeneamente sul territorio italiano. Precisamente il numero di italiani in sovrappeso e obesità aumenta lungo lo stivale, con una percentuale più alta nelle regioni del sud Italia rispetto a quelle del Nord.

Sfortunatamente, il problema obesità non si presenta solo durante l’età adulta. Infatti, l’eccesso ponderale si registra in quasi 2 milioni di bambini, colpendo soprattutto i maschi tra i 6 e i 10 anni. L’obesità infantile, come si può immaginare, rispecchia quella degli adulti, con una prevalenza in aumento scendendo da nord a sud e con particolare attenzione alla Campania, dove si registra la percentuale più alta di obesità infantile.

Non stupisce questa correlazione tra obesità negli adulti e quella infantile, in quanto l’abitudine dei genitori può influenzare il comportamento dei figli [2].

Cos’è il rischio cardiometabolico

L’accumulo di grasso corporeo rappresenta un grande rischio per la salute, riducendo l’aspettativa di vita. Dai dati ISTAT del 2017 emerge che la prevalenza di comorbidità, ossia la presenza di almeno una patologia, quali diabete, ipertensione e malattie cardiache sia pari a 24,4% nella popolazione generale a differenza del 46,3% negli adulti obesi. Questo “doppio rischio” nella popolazione obesa si manifesta per tutte le patologie cardiometaboliche [2].

L’87% della popolazione mondiale affetta da diabete è in sovrappeso o obesa.

Quando si parla di diabete si fa soprattutto riferimento al diabete di tipo 2, ossia il diabete di tipo alimentare [3]. Esiste, infatti, una stretta correlazione tra l’aumento del grasso e l’insorgere della sindrome dell’insulino-resistenza, condizione tipica del diabete. Un incremento del peso causa un cambiamento nelle cellule che progressivamente non rispondono più allo stimolo dell’insulina, ormone responsabile del trasporto dello zucchero dal sangue alle cellule, per la produzione di energia. In mancanza di questo trasporto lo zucchero rimarrà a livello del sangue instaurando un’iperglicemia. Dall’altra parte, le cellule del pancreas saranno spinte a produrre più insulina del normale, andando incontro a un progressivo deterioramento [4].

L’aumento di peso corporeo rappresenta anche una tra le cause secondarie di morte, in quanto la frequenza di sviluppo di patologie cardiovascolari importanti è maggiore. Uno dei primi segni che vengono alterati dall’eccesso di grasso è la pressione sanguigna. Questa inizia ad aumentare, superiore a 120/80 mmHg, in quanto da una parte il cuore deve necessariamente pompare più forte per raggiungere tutti i distretti, dall’altra perché si riduce il controllo pressorio dato da parte dei reni, che contemporaneamente vengono danneggiati.

Inoltre, chi è in sovrappeso aggiunge all’innalzamento della pressione arteriosa anche il rischio di alterati livelli di lipidi. Più nel dettaglio, un accumulo di trigliceridi e colesterolo LDL (colesterolo cattivo), accompagnato da una riduzione del colesterolo buono, il colesterolo HDL, si registrano più nei soggetti sovrappeso e obesi rispetto ai normopeso. L’incremento dei lipidi rappresenta un importantissimo fattore di rischio per patologie cardiovascolari, quali ictus, infarto, arresto cardiaco [5].

Prima di arrivare a patologie di questa entità, l’eccesso ponderale si può associare a una sindrome che considera molti delle alterazioni sopracitata, la sindrome metabolica. Si tratta di un insieme di fattori concomitanti che mettono in pericolo la salute cardiovascolare e che colpisce più del 20% della popolazione italiana adulta. La sindrome metabolica, infatti, prende in considerazione 5 fattori: circonferenza vita ampia, BMI superiore a 25 Kg/m², trigliceridi > 150 mg/dl; pressione arteriosa oltre i 130/80 mmHg, glicemia oltre i 100 mg/dl o presenza di diabete [6].

Eccesso di peso e fertilità: quale link?

Come già discusso in altre sezioni, l’insulino-resistenza è uno dei fattori che può condurre ad elevati livelli di androgeni, frequenti nella sindrome della PCOS, e in generale ad infertilità, riducendo la qualità degli ovociti nella donna e uno squilibrio nei livelli di testosterone e nella spermatogenesi nell’uomo.

  • Sovrappeso/obesità e fertilità nella donna:
    Nelle donne l’aumento di peso non causa problemi solo sulla fertilità, ma anche durante l’intera gestazione. Donne obese vanno incontro ad un rischio doppio di induzione del travaglio, quadruplo ipertensione e diabete gestazionale. Inoltre, preeclampsia ed emorragia postpartum sono nettamente più frequenti nelle donne obese rispetto a quelle normopeso. Maggiori rischi non si registrano solo per le donne, ma anche per i neonati per i quali aumenta la necessità di terapia intensiva [7].
  • Sovrappeso/obesità e fertilità nell’uomo:
    Anche per gli uomini l’eccesso di peso può essere nemico della fertilità. L’aumento dell’insulina causa una riduzione delle proteine leganti gli ormoni sessuali. Nell’uomo questo si traduce in più testosterone libero che può essere trasformato in estrogeno. Di conseguenza il sovrappeso e l’obesità causano una riduzione dei livelli di testosterone e uno squilibrio tra l’ormone follicolo stimolante (FSH), l’ormone luteinizzante (LH) e l’inibina B, che regolano il processo di sviluppo degli spermatozoi [8]. Inoltre, l’aumento del grasso induce la formazione di radicali liberi e l’aumento della temperatura scrotale, processi che si sommano nel danneggiamento della spermatogenesi [9].

Non solo cuore e riproduzione

Quando si parla di peggioramento dello stato di salute associato all’aumento di peso, non ci si può limitare al solo cuore e apparato riproduttivo.
Le condizioni di sovrappeso e obesità, infatti, sono correlate anche ad altre patologie altrettanto importanti che possono peggiorare la qualità di vita del paziente.

  • Da un punto di vista psicologico, l’obesità incide particolarmente sull’umore aumentando il rischio di insorgenza di depressione del 55% [10].
  • A livello polmonare, l’eccesso di adipe può influire sulla capacità ventilatoria, e inoltre può causare importanti episodi di apnee notturne, soprattutto nel sesso maschile.
  • A tutto ciò, si possono verificare danni a livello osseo e articolare, con una netta incidenza di osteoartrite e danni alle articolazioni [11].
  • Numerose evidenze scientifiche hanno evidenziato una prevalenza maggiore di cancro in pazienti obesi. In questi ultimi, il rischio di sviluppare tumori aumenta, soprattutto per il tumore endometriale, al seno e al colon [12].

Ruolo degli inositoli nel sovrappeso e obesità

Leggendo tutti rischi correlati all’aumento di peso, emerge l’importanza di agire in maniera tempestiva per limitari i danni che potrebbero verificarsi. Ovviamente i primi passi per tornare sulla strada giusta sono sicuramente riprendere un regime alimentare corretto ed esercizio fisico, come indicano gli esperti. In questi casi, però, si possono incontrare degli alleati da associare di cui poter discutere con il proprio medico, tra cui anche gli inositoli.

  • Myo-inositolo

    Il myo-inositolo oltre a essere coinvolto nel segnale degli ormoni sessuali, è protagonista anche di quello dell’insulina. Il suo ruolo, in quanto secondo messaggero dell’insulina, è quello di aumentare l’uptake di glucosio all’interno della cellula, rendendolo disponibile per la produzione di energia.

    Dato il suo compito, è scontata la sua presenza in determinati organi quali, ad esempio, cuore e cervello. Nelle condizioni di aumento dei livelli di glicemia, che si associano ad insulino-resistenza e iperinsulinemia, i livelli di myo-inositolo nell’organismo si riducono, venendo meno quindi la sua azione [13].

    In questi particolari pazienti l’integrazione con myo-inositolo risulta positiva nel ripristinare i normali livelli di glicemia e di insulina. Infatti, in donne in post-menopausa affette da sindrome metabolica, l’integrazione con myo-inositolo per sei mesi ha permesso una riduzione del BMI, della circonferenza vita e anche del parametro dell’HOMA Index.

    Quest’ultimo è un parametro importante per definire la condizione di insulino-resistenza. In aggiunta, queste donne avevano riscontrati benefici sui parametri lipidici, quali colesterolo e trigliceridi, registrando anche un abbassamento dei valori pressori [14]. L’effetto positivo del myo-inositolo continua anche per periodi più lunghi, dimostrandosi ancora più efficace con un prolungamento della terapia ad un anno [15].

    Per approfondire leggi: Myo-inositolo, cos’è e a cosa serve

  • D-chiro-inositolo

    Il myo-inositolo non è l’unico della sua famiglia a poter essere utile. Il D-chiro-inositolo modula anch’esso il segnale dell’insulina e ricopre un ruolo fondamentale nella sintesi di glicogeno. In soggetti con insulino-resistenza, i livelli di d-chiro-inositolo risultano alterati, esattamente come per il myo-inositolo. Infatti, studi sperimentali hanno dimostrato ridotti livelli di d-chiro-inositolo in presenza di insulino-resistenza e diabete di tipo 2.

    Come già accennato, in queste condizioni nei tessuti insulino sensibili (quali muscolo, fegato e grasso) si riducono i livelli di myo-inositolo e di conseguenza diminuisce alche l’attività dell’epimeri, enzima deputato alla trasformazione di myo-inositolo in d-chiro-inositolo [16]. 

    Ma cosa succede se si somministra solo D-chiro-inositolo?

    È la stessa domanda che si è posto il Professor Nestler nel 1999, che ha valutato gli effetti del D-chiro-inositolo in donne PCOS con BMI superiore a 28.

    Per approfondire leggi anche: D-chiro-inositolo: cos’è, impiego e benefici

    Tra i risultati dello studio emerge un miglioramento del colesterolo e della circonferenza vita, ma non del BMI.
    Inoltre, si otteneva una riduzione in uno dei parametri della glicemia, più precisamente in quello dell’area sotto alla curva, nelle donne che presentavano alta glicemia iniziale [17].

Myo e D-chiro 40:1 per profilo metabolico

Il dibattito sull’utilizzo di solo Myo-inositolo, di D-chiro-inositolo, oppure entrambi in combinazione è tutt’oggi vivo, seppur esistono nuove evidenze scientifiche da considerare. Ovviamente non c’è una risposta univoca, ma la scelta dipende dalle singole condizioni che si verificano.

Tuttavia,  la combinazione di MI e DCI 40:1  ha rappresentato un punto di arrivo nella ricerca scientifica. In particolare, la combinazione MI e DCI 40:1 è risultata efficace nelle donne PCOS con BMI > 25, ma non solo! In queste donne, infatti, la componente metabolica è particolarmente rilevante e può essere messa a confronto con altre condizioni che prevedono l’insorgenza di insulino-resistenza.

Ma quali sono gli effetti di MI e DCI 40:1?

  • Nelle donne PCOS con BMI > 25 i primi studi di mi e dci 40:1 risalgono al 2012. Il primo studio, infatti, pubblico a firma del dott. Nordio metteva a confronto il trattamento con solo myo-inositolo con il trattamento in combinata per un periodo di sei mesi. Dai risultati emerse l’efficacia di entrambi il trattamento sul profilo metabolico, ma con effetto più rapido nel gruppo trattato con MI e DCI 40:1. In queste donne, infatti, già a partire dai tre mesi di terapia si registrava una riduzione dei livelli di insulina, dell’homa index e della glicemia [18]. Questo è stato solo il primo risultato di efficacia, seguito da tanti altri pubblicati nel corso degli anni successivi.
  • Bisogna aspettare il 2016 per avere evidenze dell’effetto della combinazione 40:1 su pazienti non PCOS. Nel dettaglio, in quell’anno viene pubblicato il primo lavoro di supplementazione di MI e DCI 40:1 in 20 pazienti diabetici di tipo 2. Questi pazienti erano già sottoposti ad una terapia con ipoglicemizzante stabile da tre mesi a cui si è aggiunta la combinazione di inositoli. Dopo ulteriori tre mesi, questi pazienti hanno visto miglioramenti nella glicemia a digiuno, ma soprattutto dell’emoglobina glicata, parametro importante per la valutazione della terapia farmacologica [19].

Per approfondire leggi: La vera storia di Myo e d-chiro-inositolo 40:1

Fonti

[1] Garvey WT, Mechanick JI, Brett EM, Garber AJ, Hurley DL, Jastreboff AM, Nadolsky K, Pessah-Pollack R, Plodkowski R. American Association of Clinical Endocrinologists and American College of Endocrinolgy Comprehensive Clinical Practice Guidelines for Medical Care of Patients with Obesity. Endocr Pract. 2016 Jul; 22 Suppl 3:1-203.

[2] 1° Italian Obesity Barometer Report

[3] National Diabetes Statistics Report, 2017. Centers for Disease Control and Prevention. www.cdc.gov/diabetes/pdfs/data/statistics/national-diabetes-statistics report.pdf External link (PDF, 1.35 MB) . Updated 2017. Accessed October 2017

[4] Al-Goblan AS, Al-Alfi MA, Khan MZ. (2014). Mechanism linking diabetes mellitus and obesity. Diabetes, metabolic syndrome and obesity: targets and therapy. 2014; 7, 587.

[5] Csige I, Ujvárosy D, Szabó Z, Lőrincz I, Paragh G, Harangi M, Somodi S. The impact of obesity on the cardiovascular system. Journal of diabetes research, 2018.

[6] Saklayen M G. The global epidemic of the metabolic syndrome. Current hypertension reports. 2018 20(2), 12.

[7] Kutchi I, Chellammal P, Akila A. Maternal Obesity and Pregnancy Outcome: in Perspective of New Asian Indian Guidelines. The Journal of Obstetrics and Gynecology of India, 2020 1-7.

[8] Craig J R, Jenkins T G, Carrell D T, Hotaling J M. Obesity, male infertility, and the sperm epigenome. Fertility and Sterility, 2017 107(4), 848-859.

[9] Kasturi S S, Tannir J, Brannigan R E. The metabolic syndrome and male infertility. Journal of andrology, 2008 29(3), 251-259.

[10] Apovian C M. Obesity: definition, comorbidities, causes, and burden. Am J Manag Care. 2016 22(7 Suppl), s176-85.

[11] Bray G A. Medical consequences of obesity. The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2004 89(6), 2583-2589.

[12] https://www.who.int/features/qa/49/en/

[13] Croze M L, Soulage C O. Potential role and therapeutic interests of myo-inositol in metabolic diseases. Biochimie. 2013 95(10), 1811-1827.

[14] Giordano D, Corrado F, Santamaria A, Quattrone S, Pintaudi B, Di Benedetto A, D’Anna R. Effects of myo-inositol supplementation in postmenopausal women with metabolic syndrome: a perspective, randomized, placebo-controlled study. Menopause. 2011 18(1), 102-104.

[15] Santamaria A, Giordano D, Corrado F, Pintaudi B, Interdonato M L, Vieste G D, … D’Anna R. One-year effects of myo-inositol supplementation in postmenopausal women with metabolic syndrome. Climacteric. 2012 15(5), 490-495.

[16] Laganà A S, Garzon S, Casarin J, Franchi M, Ghezzi F. Inositol in polycystic ovary syndrome: restoring fertility through a pathophysiology-based approach. Trends in Endocrinology & Metabolism. 2018 29(11), 768-780.

[17] Nestler J E, Jakubowicz D J, Reamer P, Gunn R D, Allan G. Ovulatory and metabolic effects of D-chiro-inositol in the polycystic ovary syndrome. New England Journal of Medicine. 1999 340(17), 1314-1320.

[18] Nordio M, Proietti E. The combined therapy with myo-inositol and D-chiro-inositol reduces the risk of metabolic disease in PCOS overweight patients compared to myo-inositol supplementation alone. Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2012 16(5), 575-581.

[19] Pintaudi B, Di Vieste G, Bonomo M. The effectiveness of myo-inositol and D-chiro inositol treatment in type 2 diabetes. International journal of endocrinology. 2016.

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